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VIAGGIO IN ARMENIA con Giovanni M. Quinti

di Francesco Azzali - 1ª Parte

 

Dal diario di bordo.
“Non andate a trovare i vostri cari defunti il giorno dopo la loro sepoltura, non li troverete! I loro spiriti sono andati a fare conoscenza con le altre anime del cimitero e quindi non faranno caso a voi…” Mentre Avetik Melik  ci raccontava alcune antiche credenze tradizionali ci trovavamo in un ristorante di Gyumri, l’antica Aleksandropol città natale di Gurdjieff. L’avevo cercata tante volte sulla mappa senza mai trovarla. Con l’avvento dei russi e l’annessione all’Unione Sovietica la città ha cambiato nome ma certo, chiamarla Aleksandropol ha più fascino, soprattutto per chi ama il maestro armeno.
“Dopo la morte di una persona amata è tradizione che gli uomini si lascino crescere la barba. I peli fungono da antenne sensibili e aiutano a rimanere in contatto con il defunto, ma questo vale solo per i primi 40 giorni, dopo di che egli si allontanerà e ci si potrà radere il viso.”
Avetik conosce bene anche i costumi degli Yezidi che costituiscono una delle etnie culturalmente più tradizionaliste della regione.

 

Sulle orme di George Ivanovitch Gurdjieff. Il gradevolissimo resoconto del viaggio dell’autore insieme al fondatore dell’Istituto LA TECA, Giovanni M. Quinti, nei luoghi misteriosi in cui è cresciuto George I. Gurdjieff. La lettura di questo articolo ci porterà, insieme con l’autore, a percorrere questo affascinante, quanto poco conosciuto, territorio ed a scoprire insieme a lui tradizioni che ancora conservano l’eredità di un’antica conoscenza.

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“Viaggio in Armenia” – seconda parte

   
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