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IL VANGELO DI GIUDA: I parte
di Fabio Imbergamo
Washington, 6 aprile 2006, sede della National Geographic Society: vengono per la prima volta mostrate in pubblico alcune pagine ricostruite di un antico codice in lingua copta. Il codice contiene quattro testi, uno dei quali narra fatti e conversazioni accaduti nei giorni precedenti la Passione di Cristo, in cui la figura di Giuda appare in un’immagine completamente diversa da quella che secoli di storia ci hanno trasmesso. Il ladro, materialista e traditore, che “svende” il Maestro Gesù per pochi denari, è riabilitato a discepolo prediletto, con una maturità spirituale ben superiore a quella degli altri undici.
La figura di Giuda ha ispirato la fantasia di molti artisti e letterati moderni che spesso hanno cercato di sondare i conflitti interiori e le motivazioni profonde di questo personaggio, come, ad esempio, nel ritratto presentato in Jesus Christ Superstar o nel Gesù di Nazareth di Zefferilli. Il fatto più sconcertante tuttavia è che una visione controcorrente del più grande traditore della storia veniva già offerta circa diciotto secoli fa dai alcuni cristiani gnostici. Ciò è confermato dal ritrovamento di uno dei più antichi documenti della tradizione gnostico-cristiana, il Vangelo di Giuda, datato tra il 220 d.C. e il 340 d.C., che solo recentemente è stato divulgato al grande pubblico.
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